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L’estate è piena di gusto al Baretto!

L’estate è alle porte, le temperature stanno salendo e le nostre abitudini iniziano a cambiare. Il maggior tempo libero, i pasti fuori casa e il caldo potrebbero indurci a consumare cibi e  bevande ricche di calorie ma povere di nutrienti, le cosiddette ‘’calorie vuote’’. Facendo un po’ di attenzione possiamo invece cercare di seguire un’alimentazione corretta anche in questo particolare periodo dell’anno.Vediamo insieme qualche accortezza da tenere sempre a mente.

Inanzitutto ricordiamoci di non saltare mai la colazione, il pasto più importante della giornata: ci permette di attivare il metabolismo e fare il pieno di energie. E’ importante inoltre aumentare il consumo di frutta e verdura di stagione, consumare prodotti freschi e variare spesso il loro colore (per una completa assunzione di tutte le sostanze antiossidanti). Dobbiamo moderare il consumo di piatti ricchi di grassi e troppo elaborati in quanto appesantiscono, ricordandoci anche che con il caldo, l’organismo consuma meno energia. Tutto questo deve essere accompagnato dal giusto apporto di liquidi: bere almeno 1 litri di acqua e mezzo al giorno è necessario per il nostro corpo, soprattutto d’estate quando la sudorazione aumenta. Le bevande troppo alcoliche vanno evitate e vanno moderate quelle contenenti zuccheri aggiunti: un bicchieri di vino a pasto è sempre concesso. Detto ciò, anche al Baretto, cerchiamo sempre di proporre piatti sani: con il cambio della stagione cambia anche il menù!

Ecco alcuni dei nuovi piatti estivi del Baretto a cui non potrete resistere:

  • Prosciutto e Melone
  • Caprese
  • Tacchino con pomodorini e rucola
  • Bresaola/Tacchino & Philadelphia
  • Vitello Tonnato
  • Roast beef
  • Insalata di riso
  • Paste fredde: anche se fa caldo, la pasta sulla nostra tavola non può mai mancare: quella fredda è sicuramente un’ottima scelta e sempre molto richiesta. Condita con pomodoro mozzarella  e olive, con polpo e pomodorini, feta e pomodorini, polipetti e peperoni oppure con melanzane e ricotta salata saprà deliziare ogni palato!

Non dimentichiamoci inoltre della frutta di stagione che in questo periodo è ottima: anguria, melone, pesche, albicocche e per il più golosi… il gelato non manca mai!

Anche se il mare è un po’ distante, al Baretto l’atmosfera estiva e vacanziera non manca. Non c’è niente di meglio che prendersi una pausa pranzo all’aria aperta all’insegna del buon cibo e in ottima compagnia. Ti aspettiamo!

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Un caffè… in ghiaccio, per favore!

Avete capito benissimo! Caffè in ghiaccio, o caffè Leccese! E’ una bevanda fredda a base di caffè tipica del Salento, inventa da Antonio Quarta, anche se l’origine, in realtà, è spagnola. E’ nata a Lecce e poi, data la sua bontà, si è diffusa in tutta la Penisola. Ancora oggi, in estate, è una delle bevante più richieste e consumate nel Sud Italia.

La sua preparazione è semplicissima! Basta preparare un semplice espresso, trasferirlo in un bicchiere di vetro (così vuole la tradizione) pieno di ghiaccio ed infine aggiungere un po’ di latte di mandorle.

La bevanda va consumata in tempi brevi, in quanto se il ghiaccio si scioglie troppo, risulta annacquata.

Il ghiaccio fa risaltare al massimo l’aroma del caffè ed il latte di mandorla apporta dolcezza, evitando così l’aggiunta di zucchero.

Spendiamo due parole sul suo inventore. Antonio Quarta faceva parte di una famiglia di torrefattori salentini, a raccontare la sua storia c’è il nipote Edoardo Quarta, che ha rappresentato l’Italia ai campionati mondiali baristi del World of Coffee 2016 a Dublino. Inoltre ha ideato una sua linea di caffè di ricerca chiamata Edo Quarta Specialty Coffee. Ma torniamo a parlare del suo bisnonno. “Tutto ebbe inizio perché il mio bisnonno era l’unico all’epoca, circa 70 anni fa, a distribuire ghiaccio qui a Lecce. Nessuno a quei tempi aveva il frigorifero in casa, e per conservare gli alimenti si usavano delle celle di cuoio”, racconta Edoardo. “Così tutti quanti si recavano nel suo bar, prima chiamato La Casa del Caffè, a picconare il ghiaccio. È stato così che mio nonno ha avuto l’idea di unire il ghiaccio, quello picconato, al caffè”. E infatti il vero caffè leccese, secondo la tradizione della famiglia Quarta, è a base di ghiaccio in frammenti grossolani, “che è molto più resistente e non si scioglie nel momento in cui entra a contatto con l’espresso caldo”. Talmente resistente da poter essere addirittura riutilizzato.

In queste calde giornate estive passa al Baretto a rinfrescarti con un buon caffè in ghiaccio!

Fonti:

http://www.gamberorosso.it/it/food/1025047-la-tradizione-del-caffe-con-ghiaccio-in-italia-e-nel-mondo-storia-consumo-varianti

https://it.wikipedia.org/wiki/Caffè_in_ghiaccio

 

Come sconfiggere il caldo con…il cibo!

L’estate è ormai arrivata e con lei un grande caldo. Se credete che l’unico modo per sconfiggerlo sia l’aria condizionata, state sbagliando! Un grande alleato, infatti, è il cibo. Bisogna solamente fare attenzione e scegliere quello giusto.

Ce lo dicono tutti, ma noi non ci stanchiamo di ripeterlo: fondamentale per sconfiggere l’afa è bere molta acqua. La quantità ideale sarebbe almeno 2 litri al giorno e bisognerebbe evitare, o perlomeno ridurre, il consumo di bibite gassate e troppo zuccherate. Inoltre, a cibi pesanti ed eccessivamente elaborati bisognerebbe preferire insalate, carni magre, pesce e tanta frutta e verdura (di stagione, mi raccomando!).

Queste cose ce le sentiamo dire e ridire da chiunque, ma vogliamo farvi scoprire qualcosa in più… vediamo, in dettaglio, quali sono i cibi che non dovrebbero mai mancare sulle nostre tavole nel periodo estivo.

  • La zucchina: un ortaggio con pochissime calorie e composto per il 95% d’acqua. È un’ottima fonte di minerali e vitamine che favoriscono l’abbronzatura.
  • Il cetriolo: anche lui costituito dal 96% d’acqua, ci aiuta ad ammorbidire la pelle e a renderla più elastica. È estremamente rinfrescante e ha un’azione disintossicante.
  • La menta: ottima in combinazione con un bel bicchiere di acqua fresca. Aiuta in caso di problemi digestivi o in caso di mal di testa.
  • Il melone: composto per il 90% d’acqua, oltre che idratante e rinfrescante, beneficia la circolazione e la pressione arteriosa grazie all’alto contenuto di potassio.
  • La pesca: costituita dall’87% d’acqua, ricca di vitamina C, calcio e potassio ma soprattutto di betacarotene che protegge la pelle e gli occhi.
  • L’anguria: la regina di tutte le estati. Famosissima per il suo elevato contenuto di acqua che la rende dissetante, disintossicante e diuretica. È ottima per combattere ritenzione idrica, cellulite e gonfiore alle gambe. Quindi donne, abbuffatevi! Se volete uno spunto per una bevanda a base di anguria, leggete qui.
  • Il pollo: la carne bianca per eccellenza. Ha un alto contenuto proteico, è molto leggero e facilmente digeribile.
  • La sogliola: come il pollo, è molto magra e ricca di proteine.

Questi sono tutti i nostri consigli per affrontare al meglio la vostra estate. Sulle tavole de Il Baretto questi alimenti non mancano mai, quindi… vi aspettiamo!

 

Fonti: http://www.nonsprecare.it/cibi-anti-caldo-estate-dieta

E’ arrivata la bevanda dell’estate!

Iniziano i primi caldi, si superano i 30 gradi e si cerca sempre più un luogo fresco o una bevanda che possa rigenerarci. È arrivato il momento di scoprire insieme la bevanda dell’estate!

Partiamo dall’ingrediente principale, l’anguria. In realtà c’è chi la conosce come anguria e chi la conosce come cocomero, ma poco cambia perché vogliamo subito arrivare al dunque.

L’anguria è un frutto ricco di proprietà nutritive ed ha un bassissimo numero di calorie. Essa è composta per il 92% da acqua e soltanto per l’8% da zucchero e per questo contribuisce alla nostra idratazione durante le calde giornate estive. L’anguria, inoltre, è un aiuto naturale per riequilibrare i livelli del colesterolo cattivo, ci aiuta a mantenere il peso sotto controllo (grazie alle pochissime calorie di cui parlavamo prima, circa 30Kcal/100g) e le ultime scoperte scientifiche confermano che è un ottimo alleato in campo di prevenzione sia per quanto riguarda le malattie cardiache sia per quanto riguarda l’ipertensione.

Per preparare la nostra bevanda vi servirà un’anguria abbastanza grande e matura. Ma come si fa a capire quando è matura al punto giusto? Non deve avere il picciolo secco, non deve fare il “suono del vuoto” che si ascolta bussando leggermente con una mano e se presenta macchie gialle significa che è ben matura.

Finalmente siamo arrivati al momento che tutti aspettavamo… Cliccate sull’idea perfetta per l’estate e scoprirete la nostra ricetta!

 

Fonti: Wikipedia, YouTube, GreenMe

Fatti mandare dalla mamma a prendere il Latte!

Il latte è uno degli alimenti più semplici a cui veniamo a conoscenza appena nati: esso  risponde in maniera ineguagliabile ai bisogni ed alla crescita del bambino. Quando però, nella storia dei secoli, è iniziato il suo uso alimentare?

Un po’ di storia:

Dobbiamo tornare indietro di circa 8000 anni per accorgerci che già gli uomini della Mesopotamia cercavano di lavorare il latte per fini alimentari. Numerose testimonianze religiose e letterarie confermano che, in Grecia, il latte era molto amato ed apprezzato: nell’Odissea, Polifemo viene raccontato nella sua grotta che munge le pecore belanti e Aristotele, narra in maniera dettagliata in una sua opera la tecnica di coagulazione del latte tramite l’uso del succo di fico. Nell’antica Roma invece, si iniziò a consumare latte bovino ed, in quel periodo, si perfezionarono le tecniche casearie che per la prima volta vennero diffuse in tutto l’impero. Anche Romolo e Remo devono ringraziare proprio il latte tramite cui, la Lupa riuscì a nutrirli per salvarli da una morte certa!

Dobbiamo poi arrivare a fine ‘800 per incontrare le prime tecniche di pastorizzazione del latte: si iniziò a farlo riscaldare ad alte temperature capaci di uccidere i microbi ed aumentare la sua durata. Nel 1929 circa, in seguito ad il decreto sulle norme igieniche, iniziò la produzione di latte pastorizzato in bottiglia di vetro. La sterilizzazione (trattamento U.H.T. ) è introdotta negli anni sessanta e consiste nel portare il latte a temperature di 150 gradi circa per due o tre secondi, iniettando il calore sotto forma di vapore in modo diretto nel prodotto. Questo meccanismo distrugge tutti i microorganismi che sarebbero in grado di riprodursi a temperatura ambiente. Grazie ad esso inoltre il latte può essere oggi conseravato per più di tre mesi.

Il latte Milano:

Al Baretto, il latte non manca mai e soprattutto quello ”Milano” della Latteria Soresina è un’istituzione.

La cooperativa Latteria Soresina, nata nel 1900, vanta di una storia tutta Italiana, anzi Lombarda. Il gruppo, oggi, è tra i primi tre poli di raccolta di latte Italiano. Il suo costante impegno, passa attraverso il rispetto dell’ambiente, l’utilizzo delle energie rinnovabili e una costante attenzione all’innovazione di prodotto. Ogni giorno lavora circa 1200 tonnellate di latte ed oltre alla grande distribuzione si occupa di servire negozi, pasticcerie e bar: anche il Baretto!

Gustoso, sano e di prima qualità, è uno degli alimenti più completi: è ricco di calcio, vitamina D, B e contiene tutti gli aminoacidi che servono al nostro organismo per rimanere in buona salute.

Cosa aspettate allora ad ordinare un buon cappuccino? Anche il latte macchiato è ottimo, e se abbinato ad una calda brioche è la combinazione perfetta per una colazione all’italiana. Ci vediamo al Baretto!

fonti:

http://www.latteriasoresina.it

http://www.teatronaturale.it/tracce/cultura/1062-storia-del-latte-e-dei-suoi-tanti-usi.htm

Cin cin, Na zdorovye o Cheers? L’importante è brindare…

Paese che vai brindisi che trovi. É usanza di tuti i popoli brindare e ognuno ha la sua espressione.
In questo articolo vogliamo svelarvi come viene sostituito il nostro “alla salute” e qualche strana usanza che caratterizza alcuni i popoli!

Definiamo prima cosa vuol dire brindare
Brindare significa alzare i bicchieri, pieni di una bevanda (solitamente alcolica) e bere alla salute di qualcuno o qualcosa. Durante l’atto i bicchieri devono sfiorarsi tra di loro.
Ogni paese ha le sue tradizioni anche per quanto riguarda il brindisi.

In Italia, si usa principalmente l’espressione Cin Cin. Lo sapevate che questa esclamazione ha origini cinesi? Deriva infatti da qǐng qǐng, che significa “prego-prego”, viene utilizzato anche perché ricorda il suono prodotto da due bicchieri che battono tra loro.

In Spagna esiste Salud, ma risulta un po’ freddo e distaccato. Così, se si vuole brindare come dei veri spagnoli, bisogna imparare questa frase: Arriba, abajo, al centro, pa’ dentro!

I nostri amici francesi utilizzano invece A votre santé e tendono solitamente a non far tintinnare i bicchieri, ma farli sfiorare semplicemente.

Come avrete capito ognuno ha la sua espressione. Ma ora leggete un po’ questi curiosi brindisi da ogni parte del mondo!

Perù – Nella splendida terra sudamericana degli antichi Inca, una birra fra amici può diventare un momento di intimità, fiducia e rispetto: si brinda e si beve con un unico bicchiere, alternandosi.

Brasile – In terra carioca i brindisi sono… in miniatura. Si è soliti ordinare una bottiglia grande di birra e versarla in bicchieri molto piccoli; una tradizione bizzarra che è in realtà è dettata da una ragione pratica: in questo modo la bevanda non si scalda.

Islanda – Nell’isola di ghiaccio e fuoco i brindisi a base di birra solo talmente amati da meritare una giornata speciale, il 1 marzo. Cosa aspettate a segnare in agenda una toccata e fuga a tema “birra e natura incontaminata”?

Svezia – Nella penisola scandinava invece ogni brindisi è accompagnato da un urla e da canti, una vera esplosione di gioia da condividere con gli amici più allegri!

Irlanda – Nella verde terra irlandese il brindisi fra amici non va d’accordo con la taccagneria: si fa a gara a chi paga la prima bottiglia. Il gesto sarà sicuramente ricambiato.

Georgia – In questa regione che si affaccia sul Mar Nero si è soliti brindare anche 20 o 30 volte a pasto e coinvolgere nei brindisi anche ospiti stranieri invitati a pranzo o a cena. Forse un po’ troppi. Meglio non esagerare! In Moldavia, dove la tradizione del bere in compagnia è molto simile, ogni brindisi è accompagnato dall’espressione “Hai devai”, che suona come l’esortazione “Andiamo!”

Giappone – Nell’Impero del Sol Levante quando si beve in compagnia è vietato versare la birra nel proprio bicchiere mentre è tradizione servirla agli amici accanto.

Cina – Tra le tradizioni più singolari c’è anche quella cinese: durante il brindisi fra due persone il più anziano, alza il calice più dell’altro. Dopo aver vuotato il bicchiere in un solo sorso deve poi appoggiare il bicchiere a tavola capovolto, per dimostrare che non è rimasto nulla dentro. Quando invece si è ospiti a casa di amici il rispetto nei confronti di chi ospita si vede anche nel “cin cin”: il bicchiere degli invitati deve essere sempre più in basso.

Al Baretto si brinda quotidianamente! Passa con i tuoi amici a bere una birra o un calice di vino.

Fonti:

http://www.hostelsclub.com/it/magazine/brindisi-nel-mondo-ecco-quelli-da-conoscere

 

Un’arancia al giorno… ecco perchè bere una spremuta ogni mattina.

Siamo ormai alla fine della sua stagione,  ci conviene quindi sbrigarci per godere dei suoi benefici fino all’ultima goccia… sì, stiamo parlando proprio di lei, la spremuta di arancia!

Sarà conosciuta da tutti come un ottimo “rimedio della nonna” contro l’influenza, ma i benefici della spremuta sono molteplici e sono un vero toccasana per grandi e piccini. Purtroppo per sfruttare, di nuovo, appieno le sue proprietà ci toccherà aspettare l’inverno, ma per non farci cogliere impreparati, vediamo subito perché dovremmo bere ogni giorno un buon bicchiere di spremuta.

Gran parte del lavoro, se così possiamo dire, è svolto dalla vitamina C contenuta nel frutto. Infatti, grazie a lei, un buon bicchiere di succo d’arancia:

  • Aumenta le difese immunitarie e, per questo, ci tiene al riparo da febbre, tosse e dai vari sintomi influenzali.
  • Aiuta a ritardare linvecchiamento del nostro corpo. Le arance, infatti, hanno proprietà antiossidanti molto efficaci contro gli effetti dannosi dei radicali liberi sul nostro organismo.
  • Aiuta a prevenire la sordità e la perdita della vista.
  • Riduce le possibilità di ammalarsi di cancro.
  • Aiuta a mantenere una buona salute orale e contribuisce ad eliminare le infezioni alla gola.
  • Depura l’intestino eliminando le tossine accumulate e aiuta la digestione.
  • È un’alleata di chi soffre di diabete. Le arance hanno pochissimi zuccheri e possiedono proprietà diuretiche che consentono di regolare il livello di zucchero nel sangue.

Ovviamente un bicchiere ogni tanto non basta. Sorseggiare succo d’arancia tutte le mattine, o quasi, dovrebbe diventare una buona e sana abitudine.

Nessuno lo avrebbe mai detto, ma anche per bere un bicchiere di spremuta bisogna rispettare delle regole.  Per nostra fortuna sono solo due quelle fondamentali:

  1. La spremuta va bevuta subito per evitare che la vitamina c si disperda
  2. Bisognerebbe evitare la famosa triade “caffè-spremuta-brioche” in quanto l’assunzione della caffeina inibisce l’assorbimento di alcune vitamine, tra cui la vitamina c.

Noi le arance le abbiamo, lo spremiagrumi anche …mancate solo voi! Vi aspettiamo a Il Baretto per gustare una buona, sana e fresca spremuta per iniziare la giornata con il giusto sprint!

 

Fonti:

https://viverepiusani.it/i-benefici-bere-succo-d-arancia/

Qual è il tuo gusto preferito?

“Io vorrei una coppetta con cioccolato, fiordilatte e tiramisù”

“Per me un cono due gusti fragola e limone, grazie!”

Stanno arrivando le prime giornate calde e sempre più spesso, nel cuore delle nostre città, sentiamo pronunciare queste frasi. Il gelato piace a tutti, grandi e piccini, alla frutta o al cioccolato… Ma qualcuno sa quando e dov’è nato?

La leggenda narra che il primo gelato fu preparato addirittura da Isacco per Abramo con degli ingredienti molto semplici: un fresco latte di capra misto con della neve.

Un’ipotesi più realistica racconta invece che “l’antenato del gelato” sia nato in Oriente, più precisamente in Cina, attorno al 2000 A.C., ed era a base di riso cotto, latte e spezie. Questo preparato veniva poi mescolato con della neve e per poi essere gustato come cibo dissetante.

Facendo un salto nel tempo e raggiungendo il nostro stivale si ritiene che un cuoco siciliano, Francesco Procopio dei Coltelli, abbia importato la ricetta per produrre il primo gelato italiano nel 1686. L’origine italiana del gelato viene riconosciuta in gran parte del mondo e grazie a Procopio raggiunse subito la vicina Francia con un prodotto molto simile al gelato che conosciamo oggi. Il successo del gelato fu sempre maggiore in tutto il vecchio continente e poco più tardi infatti fu inaugurato un locale a Parigi, il Cafè Procope, che serviva una grande varietà di gelati.

Oggi però non si mangia più soltanto il gelato artigianale perché negli ultimi sessant’anni si sono diffuse anche moltissime tipologie di gelato industriale: il Mottarello nel 1948, il Cornetto qualche anno più tardi, il Barattolino negli anni ’70 e infine il gelato-biscotto della Ringo.

Per quanto riguarda i gusti preferiti dagli italiani, il podio dei più richiesti se lo contendono Vaniglia, Cioccolato e Crema ma, subito dopo le prime tre posizioni, troviamo il primo gusto alla frutta, la Fragola!

Voi quale gusto preferite? Cono o coppetta?

Fonti: IstitutodelgelatoFocus

 

E’ davvero Milanese la tanto amata Cotoletta?

Chi non conosce la Cotoletta alla milanese? Amata da grandi e piccini è uno dei piatti tipici Lombardi più apprezzati. Ma quali sono le sue origini?

Per anni vi è stato un dibattito aperto tra chi sosteneva che questa fosse di origini Austriache, la cosiddetta Wiener Schnitzel, e chi invece attribuiva la sua origine alla capitale Lombarda. Nel 1963, con la pubblicazione del libro ”La cucina Lombarda”, il giornalista siciliano di Felice Cùnsoloviene riconosce alla cotoletta la priorità meneghina. Sostiene infatti che in un documento redatto dal conte Attems (aiutante di campo di Francesco Giuseppe), si  informava l’imperial governo dell’esistenza di una pietanza gustosissima che sapevano cucinare i lombardi: la costoletta di vitello intinta nell’uovo, impanata e fritta nel burro. Questa sarebbe poi stata diffusa da Radeztky durante il suo ritorno a Vienna. Negli anni però varie testimonianze di storici dimostrano la falsità e l’invenzione di questa ”storiella”.

Da dove arriverà quindi la famosa Cotoletta?  Massimo Alberini, storico della gatronomia, scrive che dai libri francesi emerge che la cotoletta non sia né di origine Italiana né austriaca, bensì francese. Il trattato ”La science du martire d’hotel” del 1749 parlava già di cotolette impanate e fritte che arriveranno poi  milano con il nome di:”cotolette Rivoluzione francese”.

Anche se abbiamo scoperto che le origini  non sono proprio meneghine,  sappiamo che ciò che la contraddistingue e la rende unica nella nostra città è la marinatura della carne in burro fuso, sale, pepe, chiodi di garofano ed erbe aromatiche, prima del passaggio in farina, uovo e pangrattato.

Vediamo insieme la ricetta:

Ingredienti:

  • due costolette di vitello alte circa 3cm
  • 2 uova
  • 300 gr di burro
  • 1 cucchiaio di farina
  • 200 gr di pane grattugiato
  • sale qb
  • pepe
  • chiodi di garofano
  • erbe aromatiche

Preparazione:

Sbattere le uova dentro una fondina, salarle e grattugiare grossolanamente il pane secco, passare ciascun lato prima nella farina, poi nell’uovo e infine nel pangrattato. Porre del burro in un tegame stretto con sale, pepe, chiodi di garofano ed erbe aromatiche e controllare la temperatura: quando è 169° aggiungere le costolette e farle ben dorare su entrambi i lati. Quando ben dorata, fatela scolare su carta assorbente e servitela.

Guerreschi Giulia

foto:

pourfemme.ricette.it

 

 

L’origine del risotto alla milanese

Tutti conosciamo il famoso risotto alla milanese, o risotto giallo. Ma come nasce? La storia più conosciuta sull’origine del Risotto alla Milanese è attestata da un documento ritrovato alla biblioteca Trivulziana. Secondo il manoscritto il piatto meneghino sarebbe nato nel 1574, più che altro per gioco, durante le nozze della figlia di Mastro Valerio di Fiandra, pittore fiammingo che all’epoca lavorava alle vetrate del Duomo di Milano. Stando alle fonti, Mastro Valerio aveva un assistente chiamato Zafferano, il quale aveva l’abitudine di mescolare un po’ di questa spezia ai suoi colori, così da renderli più vivaci. Durante il matrimonio della figlia di Valerio, la mania di Zafferano passò dalla tavolozza alla tavola: l’assistente, forse per gioco, si accordò con il cuoco per aggiungere un po’ di zafferano nel risotto che, all’epoca, veniva servito con solo burro. La reazione degli invitati fu sorprendente: lo zafferano, oltre ad aver aggiunto un sapore squisito al piatto, lo rese dello stesso colore dell’oro, simbolo di ricchezza e prosperità! Da quel giorno, il Risotto color giallo preparato a Milano divenne uno dei piatti più alla moda del periodo, percorrendo l’Italia in lungo e in largo.

Di seguito vi spieghiamo in breve la ricetta!

Ingredienti:
zafferano in pistilli
Cipolle
acqua
Riso Carnaroli
Grana Padano
Brodo Vegetale
Burro
Vino bianco
Sale fino

Procedimento:
Per prima cosa mettere i pistilli in acqua in modo da fargli rilasciare il colore, preparare nel mentre il brodo vegetale. In un tegame versare del burro e lasciatelo sciogliere, aggiungere la cipolla tritata e il brodo, per non far asciugare il soffritto. Versare il riso, sfumare con il vino bianco e procedere con la cottura, aggiungendo poco a poco il brodo. Quasi al termine della cottura aggiungere l’acqua con i pistilli. Spegnete il fuoco e mantecate con burro e parmigiano. Ecco fatto il vostro risotto!

Venite al Baretto a provare il nostro risotto alla milanese, la ricetta viene tramandata di generazione in generazione!
Fonti:
http://www.ilgiornaledelcibo.it/risotto-alla-milanese-origini/

http://www.lacucinaitaliana.it/ricetta/primi/risotto-alla-milanese/#step-1   (immagine)